" “Possiamo dedurre che eventi epidemici di grandi dimensioni territoriali e di rilevante gravità sanitaria possono evolvere dall’affermarsi di ceppi virali geneticamente ibridi tra quelli umani e quelli aviari in cui ci sia la presenza combinata di siti antigenici parentali per cui la popolazione dimostri una copertura immunologica scarsa; tali ceppi possono originarsi dal riassortimento genico tra virus umani ed avicoli che può avvenire quando si ha la contemporanea presenza dei sottotipi parentali in “frullatori” quali il suino, ospite sensibile ad ambedue i ceppi, o l’uomo infettato accidentalmente da virus aviari a causa delle condizioni epidemiologiche degli uccelli da allevamento e dalla normale influenza.
Su base storica si può ipotizzare una frequenza di pandemie influenzali di tre o quattro volte per secolo con l’insorgenza di questi nuovi sottotipi virali ad alta trasmissibilità interumana per cui, pur non essendo prevedibile la sua comparsa, è possibile, vista la distribuzione negli ultimi decenni del ‘900 e le infezioni umane descritte dal ‘97, un nuovo episodio entro pochi anni "(Cazzola).
La sindrome della febbre suina in Messico non è nient’altro che la ‘vecchia’ influenza aviare che ritorna, dal momento che non è mai andata via.
Non si capisce perché adesso si utilizzi una definizione diversa da quella ormai consueta di influenza aviare, in quanto il virus chiamato in causa adesso è l’H1N1 ovvero un Ortomixovirus, un tipo di virus che si contraddistingue per avere moltissimi sottotipi, fatto che ha portato a identificare le diverse varianti con le due lettere H e N e una serie di numeri per ogni lettera, 1,2 3, ecc. Il virus dell’aviare era H5N1 quello odierno, come detto, H1N1.
Per un caso non tanto strano, se la tipologia sarà confermata, si tratta dello stesso agente virale che aveva causato la famosa ‘spagnola’, l’influenza che ha ucciso più di cento milioni di persone in tutto il mondo subito dopo la prima guerra mondiale. Al tempo la condizione sanitaria della popolazione era più fragile di quella attuale e questo è importante da capire perché si deve ricordare che le malattie, per svilupparsi, richiedono sia la presenza dell’agente infettante, virus o batterio, come uno stato immunitario insufficiente e condizioni ambientali predisponenti, ad esempio il freddo intenso. Per questo il virus oggi dovrebbe a fare meno paura che quasi cent’anni fa, per la migliore situazione sanitaria delle popolazioni in generale.
Perché il virus dai volatili o dai maiali passa all’uomo?
Da un punto di vista scientifico si ammette che i volatili siano il serbatoio di questi virus, i quali passando da animale ad animale possono mutare le loro caratteristiche, cioè diventare più virulenti, cambiare il potere infettante, cioè colpire animali che prima non erano colpiti, ecc..
Il modo con cui avviene la trasformazione è stato studiato a fondo. Passando da animale ad animale trova condizioni immunitarie diverse, le quali interferiscono con la sua struttura genetica e facilitano la modificazione del patrimonio genetico.
È naturale che tali modificazioni siano più facili laddove vi sia una grande concentrazione di animali con caratteristiche immunitarie diverse come può avvenire negli allevamenti industriali, dove gli animali sono sottoposti a stress e a continui trattamenti terapeutici, per cui si generano le condizioni migliori per indurre la trasformazione dell’agente virale.
Il virus, proprio per le sue possibilità di modificarsi, ha elevate capacità di adattarsi ad altri soggetti cioè di colpire altre specie animali, per quello che viene definito il «salto di specie», passando da quella normalmente parassitata ad altre. E questa possibilità è ciò che lo rende più pericoloso per la specie umana.
I suini sono sensibili sia ai virus influenzali umani sia a quelli aviari, è quindi abbastanza comprensibile che siano loro i responsabili del riassorbimento genetico del virus, tale da renderlo patogeno per la specie umana. Questo probabilmente è quanto avvenuto e sta avvenendo in Messico e si sta diffondendo nei vicini Stati Uniti, dal Kansas alla California allo stato di New York come nel Regno Unito e in Nuova Zelanda (il rischio di pandemia quindi è reale ed è anche medio-alto, secondo l’Oms).
Come sempre accade le autorità sanitarie si preoccupano sia per la salute sia di non provocare, come dicono, il ‘panico’ nel mercato che potrebbe mettere a rischio la filiere produttive degli animali da allevamento. Qual è allora la situazione reale o realistica? ...
Il virus H1N1 ha subito una trasformazione, un riassorbimento genetico e ha assunto a capacità di contagiare non solo i suini ma anche gli esseri umani. La trasmissione avviene tramite gli escreti, cioè il catarro bronco polmonare e le feci e non con la carne.
Tramite gli escreti il virus, di cui però non è stato comunicato il potere infettante, cioè quanto virus occorre per trasmettere effettivamente la malattia, può diffondersi e permanere nell’ambiente dal quale per scarsa igiene, per inalazione o per contaminazione degli alimenti può essere introdotto dalle persone che avranno conseguenze diverse proporzionalmente alle loro condizioni di salute. Se gli individui sono immunologicamente deboli saranno colpiti in maniera più grave.[...]
Un ulteriore elemento su cui occorrerebbe riflettere è quello interente il problema degli allevamenti intensivi. Come si è detto, sono loro i principali sospettati per indurre la trasformazione dei virus e renderli capaci di saltare le specie!
Una prima conseguenza di ciò è che le pandemie sono sempre più comuni e frequenti perché sostenute da un sistema zootecnico intensivo globale che non si pensa di modificare.
Infatti le autorità sanitarie non si preoccupano minimamente di intervenire per contenerne l’espansione anzi li sostengono anche con contributi pubblici. Però è ugualmente degno di nota che gli allevamenti industriali siano ritenuti una necessità in quanto le richieste dei consumatori e dell’industria di avere sempre maggiori quantità di cibi di origine animale, anche carne di maiali e salumi, richiedono questi sistemi zootecnici industrializzati. È però necessario un altro corollario. È chiaro che i cittadini, le persone devono comprendere che sono anche loro a indurre quei sistemi con la smodata richiesta di carne e che il loro comportamento di fatto genera una delle probabili cause delle pandemie ricorrenti.
Enrico Moriconi "
Se è per questo anche io lo avevo detto che dopo la muca pazza ed il pollo folle, saremmo arrivati ad avere il maiale psicotico!
Diventeremo tutti musulmani e schiferemo il maiale?? Mha!
Ci si vede tutti alla prossima grigliata, forse!